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Il 28 ottobre 2005, è stato presentato a Roma il V Rapporto, che sottolinea strutture e servizi del 2004, curato da CSV.net e Cesiav (Centro studi e iniziative per l’associazionismo e il volontariato) nell’ambito del convegno “Numeri e attività dei Csv:cosa facciamo e cosa pensano gli altri di noi”. Promossi i Centri di Servizio per il volontariato. Ad oggi in Italia ci sono 77 Csv (erano 72 nel 2004), in tutte le Regioni, tranne in Provincia di Bolzano. Sono 156.479 le prestazioni totali erogare dai Csv nello scorso anno con un incremento rispetto l’anno precedente del 44,2%; oltre 42mila i soggetti destinatari dei servizi, di cui quasi 24mila associazioni di volontariato e 11.795 singoli volontari. Se si considerano gli anni che vanno dal 2001 al 2004 l’aumento delle prestazioni complessivamente è stato del 220%, del 66% quello degli utenti. Logistica, comunicazione, consulenza/assistenza qualificata, formazione, promozione del volontariato e sostegno alla progettualità sociale, le aree di intervento, tra cui spiccano i servizi di consulenza che hanno subito un aumento del 72,4%, con 95.977 prestazioni erogate su tutto il territorio nazionale. Un dato questo - sottolinea il rapporto - legato all’aumento dell’attività nel campo del sociale nel Meridione che “necessità di supporto e assistenza qualificata”. In linea le cifre del censimento annuale Istat, che sottolineano una variazione percentuale del 263,1% (periodo 2003-1995) di crescita al Sud delle organizzazioni di volontariato. Tra le iniziative sostenute, un impegno particolare è stato diretto alla promozione della cultura della solidarietà presso i giovani. Incoraggianti i dati Istat emergenti dalla sezione dell’indagine sul grado di conoscenza e fruibilità dei Centri di Servizio da parte del mondo del volontariato. Il 46,7% delle organizzazioni li conosce e fruisce dei servizi messi a disposizione. Più di 1/3 è costituito dalle prestazioni di consulenza e informazione. E 9 associazioni su 10, dichiarano il loro pieno soddisfacimento dei servizi erogati. “I dati elaborati dall’ISTAT costituiscono un’inequivocabile conferma che la scelta del legislatore del 1999 - che con la L. 266 istituiva i centri- e di tutti coloro che hanno creduto a questa opportunità e che si sono adoperati per sperimentarla, era fondata e valida. Questi dati devono contribuire a sfumare le polemiche e gli scetticismi di alcuni, che in questi anni, si sono ostinati a negarne l’utilità e l’opportunità, chiedendo a più riprese la loro soppressione, oppure il dimezzamento dei fondi a loro disposizione-. - sottolinea il presidente nazionale del Coordinamento dei Centri di Servizio, Marco Granelli, - Tantissimo resta da fare sul 13,8% che non conosce e sul 39,5% che non conosce e non utilizza i servizi. A Tal proposito, soprattutto al Sud, saranno fondamentali i margini di crescita del volontariato in regioni come la Sicilia, il Molise, la Campania e la Basilicata, ove si registra un tasso di incremento del loro numero pari al 300% (anni 1995-2003). E sulla scia di questo importante elemento della società civile del Meridione, crescerà anche la rete dei CSV a supporto.
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